PROGETTI FUTURI

La Via dell’Ambra Reloading

Lolita Timofeeva

Valentinaki

Firenze, Palazzo del Pegaso, 22 ottobre 2020

Nato da un’idea di Lolita Timofeeva e Valentinaki, il progetto di mostra assume la valenza di un affascinate viaggio alle origini che ripercorre le tappe dell’antica Via dell’Ambra.

Anticamente, la Via dell’Ambra era il nome con cui era nota una particolare rotta commerciale attraverso cui la preziosa resina fossile passava dal suo luogo di produzione, ovverosia le terre che affacciano sul Mar Baltico, a quelle bagnate dal Mar Mediterraneo, in particolare Italia, Grecia ed Egitto. Le due artiste, accomunate dall’amore per la Lettonia – la propria terra d’origine – e per l’Italia – Paese dove hanno scelto di vivere e lavorare –

ripercorrendo tale antico itinerario, intendono rendere omaggio ai due Paesi, attraverso un percorso in cui memoria identitaria e coscienza collettiva si uniscono a questioni di spiccata attualità come la salvaguardia dell’ambiente. Il mare è l’anima della Lettonia, l’ambra, la gemma lavorata e trasmutata

dalle profondità dei fondali marini, è la sua storia. La Via dell’Ambra incarna dunque lo straordinario anello di congiunzione che Lolita Timofeeva e Valentinaki hanno individuato nel ripercorrere idealmente l’antica rotta commerciale che congiunge i due mari.

Com’è noto, l’ambra è in grado di trattenere e conservare dentro di sé reperti fossili di origine vegetale e animale. Proprio a partire da tale straordinaria proprietà, è nata l’idea di avviare una riflessione sulla preservazione della memoria che trova nell’ambra un perfetto contenitore materiale e ideale. L’approccio delle due artiste è simmetrico e complementare; l’una affronta la tematica dal punto di vista del retaggio identitario e dunque del passato, l’altra si interroga sulla delicata questione della salvaguardia dell’ambiente, manifestando così interesse per il nostro futuro, nel senso più ampio del termine.

Lolita Timofeeva, Croce di Mara, 2020, tecnica mista su carta





40 days

Massimo Angei
Andrea Bianconi
Andrea Bruschi
Valeria Dardano
Lorenzo De Angelis
Sabino De Nichilo
Giorgio Distefano
Andrea Famà
Giovanni Frangi
Federica Gonnelli
Luca Matti
Federico Montaresi
Leonardo Moretti
Giulio Zanet

Torino, Quasi Quadro, novembre 2020

Il progetto, a cura di Mattia Lapperier, è promosso e sostenuto dall’agenzia londinese EFG Art Ldt di Elena Francia Gabriele. Le opere sono tutte state realizzate da artisti sottoposti a isolamento forzato anti COVID-19, in conformità ai recenti decreti emanati a livello internazionale.

In passato per quarantena si intendeva un periodo di segregazione dalla durata complessiva di quaranta giorni. Persone, animali o cose ritenuti in grado di recare germi di malattie infettive, provenienti per lo più da luoghi esotici, erano pertanto tenuti all’isolamento. Nella Bibbia il numero quaranta ricorre molte volte, spesso per indicare un periodo di prova, di isolamento o purificazione (il diluvio universale durò quaranta giorni e quaranta notti; Mosè rimase in attesa della legge divina sul monte Sinai per quaranta giorni; per lo stesso lasso di tempo Cristo si ritirò nel deserto). Senza contare inoltre che i fedeli, tra rinunce e digiuni, attendono di celebrare la Pasqua, dopo un periodo liturgico della medesima durata, detto Quaresima, appunto. Se a ciò si aggiunge che la gravidanza di una donna dura circa quaranta settimane, che il numero quaranta, secondo la smorfia napoletana, rappresenta la noia, mentre in termini esoterici esso indica la “prova iniziata”, il trapasso che permette una seconda nascita; risulta chiaro che, almeno da un punto di vista simbolico, tale numero e, per estensione, tale periodo assume di per sé il significato di interruzione, sospensione, indugio, attesa.

A prescindere dalla durata effettiva del lockdown, il titolo della mostra, facendo propria tale simbologia, allude all’eccezionale periodo di forzata segregazione che l’Italia sta vivendo in questi mesi. Com’è ampiamente noto, il mondo sta attraversando una crisi sanitaria che inevitabilmente ha ripercussioni anche economiche, politiche, sociali e psicologiche. Il mondo si ferma e con esso il nostro corpo che sprofonda in uno stato letargico dal quale risulta talvolta arduo trovare scampo. È così che il pensiero, le emozioni, persino la spiritualità, hanno inaspettatamente campo libero ed emergono con tutta la loro potenza, invadendo lo spazio interiore di ciascuno di noi, proprio mentre quello esteriore indugia in una stasi surreale. Se, come accennato, risulta impossibile sostenere che questa parentesi non abbia ripercussioni sotto molteplici aspetti, anche limitatamente alla storia privata di ciascuno di noi, la mostra tenterà di documentare quanto e se l’arte nata a caldo in questi giorni rifletta, anche a livello inconscio, lo stato di incertezza in cui ci troviamo. Mai come in questo momento, la mostra sarà concepita come un termometro che registri lo stato dell’arte, realizzata in questa particolare circostanza, senza precedenti. Allo stesso tempo, sondandone gli aspetti più intimi e introspettivi, valuterà se tale periodo rappresenterà solo un inciso o piuttosto recherà in sé le premesse di una discontinuità ben più profonda.


Virus

Adriana Amoruso
Pietro Desirò
Luca Matti
Leonardo Moretti
Fabio Refosco
Gianluca Tramonti

Firenze, SACI, maggio 2020 Rimandato causa COVID-19

La mostra intende indagare quei processi tendenti all’espansione, diretti, in altre parole, a intaccare lo spazio, in modo quasi aggressivo, quasi si trattasse di un contagio virale inarrestabile. Una selezione di artisti si misura con i concetti di propagazione, emanazione, duplicazione e germinazione. Il modulo che si ripete, sempre uguale e – allo stesso tempo – sempre diverso, si moltiplica, valica il confine e dà origine a un Virus.

Fabio Refosco - virus

Ex movere

Nei Alberti
Gennaro Barci
Isabella Nazzarri
Caterina Silva

Genova, ABC Arte, settembre 2020 Rimandato causa COVID-19

Arte come movimento interiore, come urgenza espressiva scaturita da quelle parti più inaccessibili e profonde dell’animo umano. Proprio all’origine di tale atto creativo fa riferimento il costrutto latino “ex + movere”, che, stando alla radice della parola emozione, significa letteralmente “muovere fuori”, “esprimere”, “smuovere”, “provocare un moto nell’anima”.

Isabella Nazzarri - Sedimento