
TassonArt TERRA. Anima e materia
Alessandro Ratti, Augusto Gadea, Cynthia Sah, Federico Severino, Giulia Desogus, Kan Yasuda, Luciano Massari, Marta Cornacchia, Nicolas Bertoux, Paolo Migliazza, Samantha Passaniti, Sara Tonello, Seungwan Park, Simone Stuto
A cura di S. Ghironi, M. Lapperier, A. Manfredi
31 luglio – 30 agosto 2026
Borgo di Tassonarla, Tresana (MS)

TERRA. Anima e materia
La rigenerazione del borgo attraverso i linguaggi del contemporaneo
Giunta al traguardo della sua quinta edizione, TassonArt si consolida nel panorama artistico contemporaneo non soltanto come rassegna espositiva ma come un vero e proprio dispositivo di rigenerazione culturale, sociale e antropologica. Il progetto curatoriale per l’edizione 2026, firmato a sei mani da Samantha Ghironi, Mattia Lapperier e Alessio Manfredi, sceglie di misurarsi con un nucleo tematico primordiale e inesauribile: TERRA. Anima e materia. L’intento teorico della curatela è quello di scardinare la visione puramente letterale o ecologista del suolo per indagare la profonda dicotomia esistente tra l’essenza ontologica dell’elemento terrestre e la sua trasposizione plastica, poetica e spirituale.
In questa specifica declinazione, la “Terra” cessa di essere un mero supporto inerte o uno sfondo scenografico per farsi sostanza generatrice, corpo vivo e, al contempo, territorio. Essa incarna il concetto filosofico di appartenenza a un luogo, definendosi come un perimetro d’affezione in cui la memoria arcaica dei singoli e delle comunità si sedimenta e si trasforma. Elevare il borgo di Tassonarla a osservatorio privilegiato sulle dinamiche della scultura contemporanea e delle arti visive significa innescare un cortocircuito virtuoso in cui l’opera d’arte non viene semplicemente “esposta”, ma viene letteralmente “seminata” in un contesto che la accoglie, la nutre e ne viene antropologicamente modificato.

La comunità ospitante
Il cuore pulsante di TassonArt risiede nella sua natura di manifestazione diffusa. La suggestiva cornice delle Alpi Apuane, nella regione storica della Lunigiana, non fa da passivo contenitore ma partecipa attivamente come corpo plastico e architettonico. L’evento espositivo si snoda capillarmente attraverso l’architettura spontanea e vernacolare del paese: le aie soleggiate, gli archi, i fondi, le antiche cantine e i fienili diventano le nuove cattedrali laiche della sperimentazione visiva.
Questa scelta spaziale risponde a una precisa istanza politica e sociale: Tassonarla è una comunità che si sta rigenerando attraverso l’arte contemporanea. La presenza degli artisti, il dialogo costante con gli abitanti e la riapertura di spazi privati o dismessi ridefiniscono i confini tra pubblico e privato, tra creatore e fruitore. La dimensione che si respira è spiccatamente partecipata, vitale e condivisa. Il borgo si riappropria della propria storia non con atteggiamento nostalgico, ma offrendosi come laboratorio a cielo aperto dove il passato minerario, rurale e storico della Lunigiana si confronta con la ricerca artistica internazionale.

Gli artisti
Il percorso espositivo vede il coinvolgimento di quattordici artisti, differenti per tecniche, linguaggi e formazione, ciascuno chiamato a declinare la dialettica tra la pesantezza ctonia della materia e la leggerezza immanente dell’anima.
Le presenze monumentali di grandi maestri del marmo e della pietra come Kan Yasuda, Luciano Massari, Cynthia Sah e Nicolas Bertoux – a cui si unisce, in un ideale passaggio di testimone generazionale, la rigorosa ricerca di Seungwan Park – tracciano una linea di continuità assoluta con la vicina e gloriosa tradizione scultorea delle Alpi Apuane. Tutti indissolubilmente legati a questo specifico distretto estrattivo e creativo, gli artisti affrontano il blocco lapideo per estrarne l’essenza più profonda, spogliandolo da ogni intento puramente descrittivo. Così, se Yasuda azzera il dettaglio aneddotico per ricercare una forma organica pura, pre-natale, in cui le superfici levigate e la filosofia del vuoto creano oasi di silenzio in osmosi con la terra, Massari scava la pietra facendone emergere la memoria geologica intrinseca, forzando la materia a dialogare con la verticalità del paesaggio apuano. Questa dialettica tra gravità e leggerezza si riverbera intatta nella fluidità segnica di Sah, capace di imprimere nel marmo andamenti sinuosi che sembrano catturare il movimento dell’aria e dell’acqua, e si struttura formalmente nel rigore geometrico di Bertoux, il quale, forte di una solida cultura architettonica, ordina la materia per modularla come un’onda organica capace di ridefinire lo spazio circostante. A chiudere questo primo gruppo è l’indagine di Park che, scardinando l’idea stessa di monolito, opera attraverso l’assemblaggio di marmi diversi, lasciando che le linee di sutura e la frizione tra la precisione del robot 3D e il tocco dello scalpello si facciano drammatica metafora delle ferite provocate dal confine e dalla divisione geopolitica. Nelle loro mani, la terra si manifesta nella sua massima gravità e durezza, eppure il gesto artistico riesce a estrarre dal blocco tensioni fluide, superfici vibranti e vuoti poetici che aprono alla dimensione dello spirito e della contemplazione catartica.
A questo approccio monumentale si affiancano ricerche incentrate sulla frammentarietà, sull’organico e sulla narrazione intima. Paolo Migliazza presenta quattro teste scultoree che interrogano l’età evolutiva come momento di perenne potenza e transizione, muovendosi nel solco di una scultura impressionista che privilegia il procedimento e lo scavo sulla finitezza dell’esito. Simone Stuto introduce il fruitore nella sua personale dimensione pittorica con l’opera Acanto, dove un giardino dall’atmosfera sospesa e ambigua intreccia la materialità del sottobosco con il misticismo e il dualismo tra spirito e carne. A questa medesima urgenza di scavo interiore risponde la pittura di Augusto Gadea, il quale opera un vero e proprio prelievo fisico del territorio attraverso l’uso di terre appenniniche; le sue superfici appaiono come “strappi” e frammenti di un paesaggio instabile, in cui il costante decentramento dell’orizzonte destabilizza lo sguardo e traspone l’esperienza del cammino all’aria aperta in un tempo lento, intimo, sedimentario. La dimensione dello scavo concettuale e della traccia prosegue con la pittura di Federico Severino, le cui superfici vibranti e porose si configurano come campi geologici dove la terra è evocata attraverso processi di erosione e sedimentazione, trasformando l’opera in uno spazio di ascolto e rallentamento dello sguardo.
La forte valenza relazionale e antropologica della terra viene esplorata con vigore da Samantha Passaniti, che attraverso un’opera video e una serie di sculture nate dalla terra recuperata nel borgo, riflette sulle “pieghe” deleuziane del territorio e sulla percezione dell’isolamento. Dal canto suo, Alessandro Ratti riattiva l’estetica della scultura estemporanea con le sue PlastificAzioni: miniature in plastica riciclata plasmate a caldo che ritraggono figure storiche della comunità di Tassonarla, come Ermelindo Nello o Milena, per poi essere incastonate nei muri del paese come moderne Maestà devozionali.
A chiudere l’atlante visivo di questa edizione è il contributo di tre giovani artiste, i cui interventi si inseriscono capillarmente nel borgo con una radicalità espressiva tesa tra indagine analitica e riflessione ecologica. La pratica di Giulia Desogus elegge la ripetizione e la disciplina del segno a dispositivo conoscitivo, creando superfici cartacee dove l’inchiostro dialoga con pieghe e sovrapposizioni in un lento processo di accumulo e ascolto interiore. Al contempo, la ricerca transdisciplinare di Marta Cornacchia si muove sul crinale in cui la biologia incontra l’archetipo, trattando la materia come un organismo vivo e instabile che incarna le fratture della natura e le sue memorie invisibili. Infine, Sara Tonello utilizza il vetro come un archivio attivo e stratificato capace di trattenere l’impronta fisica del tempo e delle superfici; il suo rigore metodologico trasforma la fusione vitrea in un ponte concettuale tra scale diverse dell’abitare, ponendo la memoria non come concetto astratto ma come fenomeno incorporato nella materia.

I talk, i laboratori e le sinergie collaterali
Sebbene l’esposizione diffusa rimanga l’asse portante attorno a cui gravita l’intera manifestazione, TassonArt 2026 espande la propria portata critica e divulgativa attraverso un ricco e fitto programma di eventi collaterali, pensati per trasformare le giornate che vanno dal 31 luglio al 2 agosto 2026 in un festival culturale totale e inclusivo.
L’approfondimento teorico e la riflessione critica sul mutamento dei sistemi artistici contemporanei sono affidati a talk di assoluto rilievo scientifico. Spicca l’intervento di Angela Vettese, storica dell’arte e critica di chiara fama, che offre il proprio prezioso contributo scientifico con una lectio intitolata “Nuove geografie dell’arte contemporanea”, un’occasione fondamentale per riflettere sulla delocalizzazione dei centri di produzione culturale e sulla rinascita dei territori marginali. Il dibattito sarà costantemente alimentato da ulteriori tavole rotonde e talk che vedranno il confronto diretto tra artisti, galleristi, curatori e collezionisti.
La traduzione visiva e l’interpretazione documentaria del tema della terra escono dai confini della scultura per approdare alla fotografia grazie a un contest dedicato. Il coordinamento e il relativo apparato regolamentare di questo progetto sono interamente definiti e supervisionati da Gualtiero Meloni, garantendo uno sguardo rigoroso e plurale sulla manifestazione e sull’interazione tra l’uomo e il paesaggio della Lunigiana.
L’esperienza corporea, terapeutica e formativa trova invece spazio nei laboratori specificatamente progettati per questa quinta edizione. Tra questi ultimi, la dimensione del segno puro e del recupero della tradizione amanuense guida il laboratorio di calligrafia condotto da Caterina Giannotti, intitolato significativamente Terra_Anima; un percorso volto a unire il gesto grafico all’essenza del supporto. La componente più squisitamente cromatica della materia è invece esplorata nel laboratorio di arteterapia curato da Maria Elisabetta Cori, dal titolo Il calore della terra, ispirato alla filosofia steineriana che interpreta il colore come esperienza dell’anima.
Infine, la dimensione della parola parlata e della messa in scena performativa si appropria del paese grazie al teatro itinerante a cura di Andrea Battistini. Le performance drammaturgiche si sviluppano come processioni laiche tra le vie e le piazze di Tassonarla, legando indissolubilmente il corpo degli attori, lo spazio architettonico e la narrazione mitica della terra. A completare il programma, una serie di concerti e interventi musicali trasforma le serate del borgo in momenti di festa comunitaria.
TassonArt 2026 si dichiara dunque come un evento totale. Attraverso la lente d’ingrandimento della curatela, il borgo di Tassonarla dimostra che la terra non è semplicemente l’argilla da modellare o il suolo da calpestare ma è la radice profonda da cui si originano le nostre geografie sentimentali e l’orizzonte futuro di una cultura condivisa.

TassonArt / TERRA. Anima e materia
A cura di Samantha Ghironi, Mattia Lapperier, Alessio Manfredi
Tassonarla, Tresana (MS)
31 luglio – 30 agosto 2026
Inaugurazione: venerdì 31 luglio 2026, alle ore 18:00
Orari: la mostra è visitabile tutti i venerdì di agosto, su appuntamento
Info: 3921704048







