
Voci di marmo. La materia come respiro collettivo
Pierre Auzias, Michele Boccacci, Elia Bottoloni, Camilla Cusumano, Gabriel Fariña, Dario Grasso, Diego Monacchia, Valerio Neri, Pierre-Alix Nicolet, Dario Petrucci, Chantal Stropeni, Michela Tabaton-Osbourne, Loredana Taufer
A cura di Mattia Lapperier
28 agosto – 30 settembre 2026
Castello San Giorgio, Lerici (SP)

Voci di marmo
Mostra dell’Officina d’Arte Ponte di Ferro per i vent’anni della fondazionentemporaneo
In occasione dei vent’anni dalla sua fondazione, l’Officina d’Arte Ponte di Ferro presenta al Castello di Lerici la mostra Voci di marmo. La materia come respiro collettivo, a cura di Mattia Lapperier.
Fondata nel 2006 a Carrara come studio condiviso e presidio culturale aperto, l’Officina d’Arte Ponte di Ferro rappresenta una delle realtà scultoree più dinamiche ed evolutive del territorio apuano. Più che una semplice coabitazione di atelier, il gruppo agisce come un vero e proprio organismo vivente, all’interno del quale tredici scultori di diversa provenienza intrecciano le proprie ricerche individuali in un dialogo plastico, concettuale e performativo di carattere collettivo.
La mostra al Castello di Lerici si articola tra scultura, installazioni ambientali, contenuti video e momenti performativi, tracciando un bilancio di vent’anni di attività e celebrando, al contempo, l’inizio di un nuovo capitolo segnato dalla recente inaugurazione della nuova sede del collettivo.

Entrare nel perimetro operativo dell’Officina d’Arte Ponte di Ferro significa, prima di ogni altra cosa, confrontarsi con un organismo vivente. È molto più di una condivisione di spazi o una coabitazione di studi; è una realtà simbiotica che, da vent’anni, alimenta il panorama della scultura contemporanea emergente nel cuore pulsante della terra del marmo. La mostra ospitata nelle sale del Castello di Lerici non è dunque solo una rassegna di opere ma la manifestazione tangibile di una sintonizzazione collettiva: una polifonia plastica in cui la materia si fa respiro comune.
Una genealogia del fare: dal 2006 a oggi
La storia di Ponte di Ferro affonda le sue radici in un momento di particolare fermento per la zona apuana. Fondata nel 2006, l’Officina è nata con l’intento di restituire alla pratica scultorea una dimensione di bottega aperta, in cui il sapere tecnico potesse ibridarsi con la sperimentazione concettuale più libera. Nell’arco di questi vent’anni, il gruppo non è rimasto statico; al contrario, ha agito come un presidio culturale resiliente, capace di mutare forma e composizione, accogliendo nuove energie e consolidando al contempo un’identità collettiva basata sul confronto e sullo scambio reciproco.
L’attuale configurazione del gruppo rappresenta il punto di sintesi di questo lungo percorso evolutivo. Tredici artisti – Pierre Auzias, Michele Boccacci, Elia Bottoloni, Camilla Cusumano, Gabriel Fariña, Dario Grasso, Diego Monacchia, Valerio Neri, Pierre-Alix Nicolet, Dario Petrucci, Chantal Stropeni, Michela Tabaton-Osbourne e Loredana Taufer – costituiscono oggi le “voci” di questa compagine. Ognuno di loro porta con sé una ricerca autonoma, un linguaggio che ha saputo resistere all’omologazione del gruppo per alimentarsi, invece, proprio delle frizioni e delle assonanze derivanti dalla vicinanza con l’altro.

Un nuovo corso per Ponte di Ferro
Il 2026 segna un anno di fondamentale importanza per la storia dell’Officina. Sebbene operativa già da diversi mesi, la nuova sede di Ponte di Ferro è stata ufficialmente inaugurata il 30 maggio scorso, sancendo l’inizio di una fase di rinnovata maturità. Tale nuovo spazio non è un semplice contenitore ma il catalizzatore di una nuova energia creativa. Lo spostamento fisico della sede ha agito come un rito di passaggio, confermando la capacità del collettivo di rigenerarsi senza tradire le proprie origini. È là, tra le polveri dei laboratori e il riverbero delle pareti, che si consuma quotidianamente quel miracolo di fermento di cui questa mostra è il primo, autorevole, esito pubblico dopo il trasloco.

Autonomia e convergenza
Il nucleo teorico di questa esposizione risiede nella tensione dialettica tra l’individualità della ricerca e la forza dell’appartenenza. Guardando alle opere presenti in mostra, emerge con chiarezza come la formazione apuana non imponga un marchio di fabbrica stilistico. Al contrario, la libertà espressiva è totale. C’è chi indaga il limite della materia lapidea spingendola verso astrazioni formali estreme, chi si misura con l’installazione ambientale, chi ibrida la scultura tradizionale con le potenzialità della grafica 3D e chi esplora la dimensione performativa del gesto.
Tuttavia, nonostante questa eterogeneità di linguaggi, esiste un orizzonte comune. Si tratta di un sentire condiviso che nasce dalla frequentazione quotidiana, dallo scambio della fatica e dalla reciprocità dello sguardo. Le voci di marmo non urlano per sovrastarsi ma si intrecciano in una trama complessa dove il respiro collettivo diventa la condizione necessaria per l’esistenza stessa della ricerca singola. L’autonomia, anziché condurre all’isolamento, è qui sinonimo consapevolezza: ogni artista sa che la propria voce risuona più forte perché inserita in un coro organizzato, in un organismo plastico che ne amplifica il senso.

Il Castello di Lerici
Scegliere il Castello di Lerici come sede per questa rassegna significa inserire la scultura contemporanea in un contesto di stratificazione storica profonda. La monumentalità della fortezza, il cui nucleo originario risale alla metà del XII secolo, dialoga per contrasto e per affinità con la spinta innovativa dei tredici artisti. Se il castello rappresenta la stabilità, la pietra che resiste, il tempo lungo della storia segnato dai conflitti tra Pisani e Genovesi, le opere di Ponte di Ferro spostano il focus sulla contemporaneità, innescando una vivace riflessione sul presente.
In questo scenario, il marmo – elemento identitario imprescindibile – cessa di essere soltanto materiale inerte per farsi portatore di nuovi significati. Esso diviene sostanza viva attraversata dai sogni, dalle ossessioni e dalle ambizioni di una nuova generazione di scultori. Il contesto istituzionale diventa così il ponte necessario tra la tradizione e la visione policentrica dell’arte emergente.

La materia come orizzonte comune
In definitiva, Voci di marmo ha l’obiettivo di andare oltre la mera celebrazione dei vent’anni trascorsi, proponendosi piuttosto come una dichiarazione d’intenti per il futuro. È la prova che l’arte scultorea, quando nasce da una dimensione autentica di condivisione, è capace di generare un valore superiore alla somma dei suoi componenti. Attraverso il gesto, la materia e la relazione – i tre pilastri che da sempre reggono l’impalcatura di Ponte di Ferro – questi artisti ci invitano a osservare la scultura come un processo in divenire.
Il respiro collettivo di cui parla il titolo è, in ultima istanza, la capacità di questa officina d’arte di farsi organismo, di restare aperta al mondo, pur conservando la sacralità del proprio studio, e di continuare a plasmare – mano dopo mano, voce dopo voce – una scultura che sia, al contempo, terra e cielo, pietra e respiro.

Voci di Marmo / La materia come respiro collettivo
A cura di Mattia Lapperier
Castello San Giorgio, Lerici (SP)
28 agosto – 30 settembre 2026
Inaugurazione: venerdì 28 agosto 2026, alle ore 18:00
Orari: da lunedì a venerdì: 10:00–12:30 e 17:00–20:30 / Sabato, domenica e festivi: 10:00–13:00 e 17:00–22:00
Info: Lerici Coast






