
Germinazioni
Paolo Migliazza – Filippo Maestroni
A cura di Mattia Lapperier
24 settembre – 17 ottobre 2026
Galleria Studio Cenacchi, Bologna

Germinazioni
Esiste una tenacia fondativa che precede ogni forma e che si misura unicamente nell’urto con ciò che tenta di negarla. Da Spinoza a Deleuze, la filosofia ci insegna che la vita non si arresta laddove le condizioni si fanno ostili; al contrario, è proprio nei contesti più aridi e nei terreni accidentati che essa manifesta la sua natura più radicale. In questo serrato corpo a corpo tra la pressione dell’ambiente e l’ostinazione dell’esistente, la ferita si ribalta in varco e la resistenza cessa di essere pura difesa per farsi impulso vitale, atto generativo, linea di fuga e spinta inarrestabile verso il futuro. La mostra Germinazioni nasce dal confronto diretto tra le ricerche di Paolo Migliazza e Filippo Maestroni, uniti da una comune riflessione sulla materia intesa come campo di forza, sulla nozione di resistenza e sull’inesorabilità dello sviluppo biologico ed esistenziale di fronte alle brutture e alle ferite del nostro presente.

A fare da matrice ideale a questa doppia personale è la lezione di Carlo Zauli. Nella scultura del maestro faentino, la terra, anziché essere supporto inerte o forma pacificata, è un corpo vivo attraversato da creste, spaccature e pieghe drammatiche che ne determinano la spinta interna, la compressione e la successiva eruzione. È da questa medesima tensione formale e concettuale che muovono Maestroni e Migliazza. Il concetto di germinazione si articola così in due ambiti distinti ma speculari – il regno vegetale e la figura umana –, legati da una profonda corrispondenza costitutiva: quella tra la crescita spontanea in un ambiente avverso e la pubertà intesa come soglia evolutiva dell’essere umano.
Nell’opera di Filippo Maestroni la resistenza si manifesta come radice e germoglio. Ipotizzando un’archeologia del paesaggio romagnolo, l’artista si concentra sulla flora spontanea che colonizza le argille aride e instabili dei calanchi come il tarassaco, il cardo, il carciofo, l’artemisia o il panico; non le specie delicate da giardino ma le erbe più tenaci, capaci di perforare la crosta secca e farsi strada nella fenditura.
Nel ciclo di lavori proposti, le piante emergono da massicci crogioli da fonderia. Nati per sopportare le alte temperature e contenere la fusione dei metalli, tali recipienti rappresentano l’antitesi del vaso da coltivazione. Ispirandosi al loro recupero funzionale operato dalla proprietaria del celebre locale faentino Clan Destino, dove il crogiolo si fa segno e memoria del territorio, Maestroni trasforma questi volumi industriali in dispositivi concettuali. Il materiale refrattario, simbolo di coercizione e durezza, diventa così il nutrimento paradossale per uno slancio vitale: la vegetazione erompe dall’angustia del recipiente, dimostrando che la spinta biologica prevale su qualsiasi costrizione.

Se in Maestroni la germinazione appartiene al regno vegetale, in Paolo Migliazza essa coincide con l’interesse dell’artista per l’interpretazione dell’età evolutiva. Per lo scultore la figura umana non è mai rappresentazione celebrativa, bensì traccia, frammento e interrogativo aperto sulla condizione dell’esistere. Legandosi a un solco espressivo che da Medardo Rosso e Rembrandt Bugatti perviene all’esplorazione spaziale di Antony Gormley, la sua indagine plastica affronta la fragile e feroce bellezza della pubertà; quel momento liminale in cui l’infanzia va in frantumi per cedere il passo a nuove e incontrollabili pulsioni. I fanciulli di Migliazza, in gesso o cemento, modellati nella terra e segnati da interventi in carbone o cera, incarnano quel fugace periodo della vita di ciascun individuo in cui il fuoco cova sotto la cenere. L’artista fissa permanentemente l’immagine di un’umanità che è ancora una promessa; un’età che conserva l’effimera speranza di poter ancora essere tutto ma che già avverte la pressione e il dolore della trasformazione.

Il punto di massima convergenza della mostra si verifica laddove le ricerche dei due artisti arrivano a compenetrarsi direttamente, testimoniando peraltro un sodalizio umano e professionale che va al di là dell’attuale occasione espositiva. In alcuni lavori, infatti, Maestroni riflette sul lavoro del collega arrivando a trasformare il crogiolo stesso in uno dei volti modellati da Migliazza. Il recipiente refrattario perde così la sua pura geometria industriale per assumere le fattezze di una testa, che esprime una quieta, benché ingenua, solennità. È un passaggio cruciale; la testa diventa essa stessa crogiolo, vaso alchemico e luogo di fusione interiore in cui covano le pulsioni della giovinezza. La pianta spontanea non germoglia più soltanto dalla pietra ma scaturisce direttamente dalla carne e dal pensiero dell’uomo.
Germinazioni si pone alla stregua di un manifesto alla vita che non si arrende; una caparbia e risoluta dimostrazione che, anche se percorsa dalla crepa più arida, la terra trova sempre la forza di fiorire. Nelle teste-crogiolo, così come negli altri dipinti di Maestroni e nelle sculture di Migliazza, la materia conserva il trauma della pressione, la piega che spaccandosi genera la forma ma rifiuta la resa. La pubertà e la crescita spontanea si rivelano dunque per ciò che sono realmente: non semplici fasi biologiche ma veri e propri atti di sopravvivenza, la dimostrazione che la vita continua a farsi strada – ostinata – nonostante tutto.

Germinazioni / Paolo Migliazza – Filippo Maestroni
A cura di Mattia Lapperier
Galleria Studio Cenacchi, Bologna
24 settembre – 17 ottobre 2026
Inaugurazione: giovedì 24 settembre 2026, alle ore 18:00
Orari: da martedì a sabato: 16:30-19:30 o su appuntamento
Contatti e info: +39 051 265517 – galleria@studiocenacchi.com – www.studiocenacchi.com





