Tu eri assente

Tu eri assente

Simone Stuto


A cura di M. Lapperier
14 febbraio – 14 marzo 2026
Candy Snake Gallery, Milano

Tu eri assente

La pittura di Simone Stuto si pone oggi, con Tu eri assente, come una raffinata e penetrante indagine sul potenziale visionario della pittura contemporanea. Il titolo della personale, tratto dall’omonimo olio su tavola, è già di per sé un enunciato sospeso tra assenza e presenza, tra l’eco di un pensiero che si dissolve e la forma che lo trattiene in pittura. Le opere qui proposte non sono semplici visioni notturne, ma paesaggi dell’anima in cui il colore diventa corpo e il segno una soglia da attraversare. In questi spazi di luce e ombra, la notte, lungi dal rappresentare un’opprimente clausura, è piuttosto uno squarcio aperto sull’interiorità dell’artista; uno schermo su cui l’osservatore può proiettare sogni, desideri, inquietudini.

Osservando le opere di Stuto, emergono con evidenza doppie tensioni che attraversano la storia della visione: quella tra ordine apollineo ed estasi dionisiaca, e quella tra l’esperienza del reale e l’elevazione del simbolico. Il primo polo, legato alla misura classica e alla struttura compositiva, viene reso vivo attraverso riferimenti iconografici e prospettici che guardano alla grande tradizione rinascimentale e medievale, così come alla sapienza dei maestri della figurazione. Il secondo polo, invece, pulsa attraverso i cromatismi, i ritmi, i campi di colore che invadono lo spazio pittorico e lo riplasmano secondo logiche interiori. In Stuto queste due forze, anziché escludersi a vicenda, si scontrano, si intrecciano e infine si risolvono in un dionisiaco vibrante che piega la forma in senso ulteriore e profondo.

Veduta della mostra, ph. Andrea Lacarpia

Il ricorrere della notte nelle composizioni non è mai un semplice topos: è un terreno di esperienza in cui il visibile e l’invisibile si disturbano a vicenda. Nei suoi notturni, la tradizionale onnipresenza del blu è disattesa dal ricorso ad altri colori; dall’iridescenza dei verdi, dal calore segreto dei rossi, dalla luce obliqua di falci di luna e costellazioni immaginarie. Tali elementi fluttuano attraverso il buio senza decorarlo, lo spalancano, lo trasformano in un’atmosfera viva e sospesa, luogo di incontro tra conscio e inconscio, tra immagine e sogno.

I “giardini” di Stuto – misteriosi paesaggi notturni disseminati di fiori, presenze e simboli – operano come paradigmi dell’interiorità. Sono spazi in cui il confinarsi e il perdersi coincidono, in cui il margine è centro e il centro si dissolve nel margine. Il giardino è luogo di contemplazione, o meglio, emblema di un viaggio psichico e simbolico, dove il soggetto, perso tra incanto e seduzione, si affaccia su se stesso e sulle proprie tensioni più profonde. In questo senso, si può evocare idealmente il paradigma del locus amoenus rinascimentale, così com’è stato magistralmente tratteggiato da Tasso nel giardino di Armida della Gerusalemme liberata: spazio in bilico tra fatale attrazione e inaspettata dissoluzione, tra desiderio erotico e perdita dell’identità. Nella pittura di Stuto la magia intrinseca di tale luogo, anziché restare sospesa in un tempo mitico, si attualizza nel presente, incarnandosi nel colore, nella materia e nello sguardo che percorre la superficie.

Simone Stuto, Il richiamo, 2025, olio su tela, 50x40cm, ph. Nicola Morittu

Una caratteristica che colpisce nelle opere qui esposte è la libertà compositiva raggiunta dall’artista: la pittura pare generare relazioni invisibili tra elementi apparentemente distanti, le forme si dispiegano e si avvolgono l’una nell’altra, i piani si intersecano con naturalezza, come accade nel bucolico e lussureggiante Aujourd’hui. Tale libertà conquistata nel tempo è frutto di una lunga meditazione sulla storia della pittura, che Stuto reintegra nei suoi codici espressivi, senza mai essere succube della tradizione. Tra i dipinti proposti, Il richiamo è un enigmatico ritratto di tre quarti, alla maniera di Antonello da Messina o dei fiamminghi, in cui figura, sfondo, cielo stellato e persino il flusso di tormento interiore (espresso dalle pennellate rosse che lambiscono gran parte della superficie pittorica) condividono uno spazio, coesistendo sullo stesso piano. Il cenno alla prospettiva intuitiva, quasi “giottesca” nella torsione spaziale dell’interno domestico abitato dalle due figure di Piattaforme astrali, si accompagna a tensioni manieriste e ad accensioni cromatiche che ricordano l’ardore di Pontormo o l’intensità espressiva di El Greco, pur mantenendo una voce del tutto originale e contemporanea. Un volto altrui, unica ceramica in mostra, si focalizza su un muto dialogo tra due figure che, seppur colte in una posa classica, paiono fondersi con il contesto ambientale, con il quale condividono tanto la cromia prugna quanto l’epidermide scabra.

La densità visiva delle superfici, la stratificazione del colore e la scelta di una tavolozza che combina purezza e ricchezza materica conferiscono alla pittura di Stuto un carattere elegante e sensuale insieme. Le immagini richiedono tempo per rivelarsi, attenzione, apertura alla loro tessitura simbolica. È questa stessa tensione – tra scoperta e mistero – che rende la sua pittura così potente: un teatro della visione in cui il caos apparente nasconde un ordine profondo, e in cui l’atto di guardare si carica di consapevolezza e desiderio.

Nell’ambito di questo evento espositivo, la pittura di Simone Stuto si mostra nella sua pienezza: non come semplice registrazione visiva del mondo, ma come esperienza trasformativa dell’immaginario, come atto di creazione e di scoperta. Tu eri assente diventa allora più di un titolo: è una chiamata allo spettatore, un invito a entrare in un territorio in cui la pittura non risponde, ma suggerisce, evoca e trasforma.

Particolare della mostra, ph. Andrea Lacarpia

Tu eri assente / Simone Stuto

A cura di Mattia Lapperier

Candy Snake Gallery, Milano

14 febbraio – 14 marzo 2026

Inaugurazione: sabato 14 febbraio 2026, alle ore 18:30

Orari: lun-ven 15.00-19.00

Info: 380 524 5917