
Bestiari. Ibridazione e memoria
Pierre Auzias
A cura di M. Lapperier
17 ottobre – 16 novembre 2025
TuboCubo, La Spezia

Bestiari
Ibridazione e memoria
L’opera di Pierre Auzias si inscrive in un territorio di frontiera; la rappresentazione si disfa in processo, l’immagine diviene luogo di trasformazione. La sua pratica non persegue il compimento armonico né l’immutabilità della forma ma l’apertura radicale al tempo, alla decomposizione, alla corruzione. È in questo lasciar agire la materia – nel consentirle di marcire, proliferare, contaminarsi – che si annida il senso più profondo del suo lavoro.
La grande carta che ritrae un corpo capovolto, dalle ambigue fattezze antropomorfe, ci pone di fronte a una visione perturbante: non bestia appesa ma nemmeno corpo umano del tutto riconoscibile. È un corpo ibrido, sospeso in una soglia di indeterminazione. La sua posa richiama il Bue macellato di Rembrandt ma Auzias rovescia quella tradizione: laddove il pittore olandese sublimava la carne in dramma pittorico, l’artista contemporaneo ci consegna un’immagine senza veli, priva di retorica, che non cerca bellezza ma verità. La verità fragile e terribile della carne esposta.

Nello stesso solco si collocano le sculture, in cui figure animali e umane si confondono, generando esseri instabili, che rifuggono quella tradizionale classificazione gerarchica che, da da Linneo in poi, ordina in modo sistematico e puntuale la vita sulla Terra. Le opere di Auzias si posizionano invece in una zona ambigua, in cui l’identità non è più definita ma appare come metamorfosi continua. L’artista lavora su questa frattura che dissolve i confini e rende incerta la distinzione tra uomo e animale, tra natura e cultura, tra organismo e opera. È qui che risuona l’interrogazione derridiana sull’“animot”: quella pluralità del vivente che resiste a ogni rigido confine ontologico, incrinando la presunta superiorità dell’umano.
Ciò che rende la sua ricerca radicale è l’introduzione di muffe e processi organici all’interno della materia plastica. Le sculture non restano fredde superfici minerali; diventano organismi attraversati dal tempo e quindi esposti al rischio e all’imprevedibilità della vita biologica. Infiorescenze e muffe alterano la figurazione, ne cancellano l’algido candore, introducendo un principio di eterogeneità e impurità che incrina ogni tentativo di fissare la forma in modo definitivo. Ciò che normalmente verrebbe espulso come indesiderato o persino repellente, si impone invece come azione consapevole che smaschera le nostre pretese di ordine e permanenza.

L’origine di questi lavori è riconducibile a un incontro casuale: alcune fotografie trovate in un mercatino che ritraggono mattatoi e campi di concentramento. Documenti di violenza e di sterminio, sui quali il tempo ha impresso il proprio segno, facendo affiorare muffe sulla superficie. Quella lenta e organica scrittura del tempo è stata assunta da Auzias come gesto generativo: non cancellata ma portata al centro della pratica artistica. Così, la memoria storica e la corruzione naturale si intrecciano, testimoniando come la vita e la morte, la materia e il ricordo, siano inscindibili.
In queste opere la carne appare come vita esposta, vulnerabile, sacrificabile: l’animale squartato e l’uomo annientato sono accomunati da una stessa fragilità biologica e violenza storica. Il pensiero oggi non può che correre a Gaza e ad altri luoghi in cui il corpo – animale o umano – è brutalmente e colpevolmente vilipeso, poiché ridotto a mero oggetto di criminale sopraffazione e cieca crudeltà.
Il lavoro di Auzias è crudo, diretto, proposto al visitatore senza mediazioni rassicuranti. Ci ricorda che l’arte non è mai del tutto separata dal vivente, né tantomeno immune dalla corruzione che riguarda tutti noi, in quanto esseri incarnati. In un tempo che ossessivamente cerca di separare, di classificare, di purificare, i suoi bestiari ci riportano invece alla consapevolezza di una condizione comune: quella di corpi esposti, vulnerabili, sempre in trasformazione, sempre a rischio di dissolversi. Lì, nell’instabilità che unisce natura e cultura, uomo e animale, vita e morte, risiede la forza perturbante della sua ricerca.

Bestiari. Ibridazione e memoria / Pierre Auzias
A cura di Mattia Lapperier
Tubocubo, La Spezia
17 ottobre – 16 novembre 2025
Inaugurazione: venerdì 17 ottobre 2025, alle ore 18:30
Orari: la mostra è visitabile su appuntamento
Info: 3282030916 / 3921704048






