
Atlanti
Federico Guerri
A cura di M. Lapperier
5 settembre – 19 ottobre 2025
Galleria del Ridotto, Cesena

Atlanti
La veduta di città è il principale campo d’indagine su cui Federico Guerri incentra la sua ricerca pittorica, sin dagli esordi. Per penetrare a fondo la fisionomia del paesaggio, allontana lo sguardo e accoglie porzioni di territorio che rimandano a quelle antiche visioni a volo d’uccello che avevano permesso alla nascente cartografia di cogliere, con un solo colpo d’occhio, lo sviluppo urbanistico nel suo complesso. La veduta dall’alto è il compiuto esito di un processo che già Gaston Bachelard definiva “gulliverizzazione”; di per sé capace di restituire il senso di una repentina padronanza dell’universo. È un “comprendere” nel senso etimologico del termine e quindi un “prendere insieme”, un “afferrare con” lo sguardo.
Cesare de Seta, autorevole storico dell’architettura, passando in rassegna le varie tipologie di iconografia urbana che si erano codificate già tra XV e XVI secolo, nota come, ancor più della veduta in prospettiva, del profilo di città o della planimetria, il volo d’uccello costituisse una delle rappresentazioni più versatili, che meglio potesse rendere l’organica figurazione di sintesi della città. Esso infatti non solo accettava deformazioni prospettiche che privilegiavano l’uno o l’altro particolare ma adottava anche un punto di vista immaginario, dalle straordinarie possibilità interpretative. Se nel corso del XVIII secolo avvenne poi il lento e inesorabile divorzio tra topografia e veduta, al proliferare di piante urbane ottenute con i più sofisticati strumenti scientifici dell’epoca, corrispose la diffusione del vedutismo inciso o dipinto, che in parte perdura ancora oggi, seppure con finalità differenti.

Nonostante sia innegabilmente un’approssimazione ascrivere Federico Guerri al genere del ritratto di città, almeno per quanto concerne l’impostazione di metodo che individua nella verosimiglianza un elemento di imprescindibile valore nell’ottica di una raffigurazione attendibile, echi di tale secolare tradizione indubbiamente sopravvivono nella sua ricerca artistica. Nella codifica del suo specifico linguaggio, Guerri ha individuato in un segno che egli stesso definisce “a bastoncino” una grammatica essenziale su cui impostare il lavoro. Si tratta di una linea chiusa, tracciata a grafite, che nella sua ripetizione e giustapposizione, conferisce forma e struttura all’intera composizione. Se osservato da vicino, esso ricorda un segno calcografico impresso su una matrice metallica. Non è affatto casuale infatti che il ciclo delle vedute di città derivi proprio da una decina di incisioni realizzate dallo stesso Guerri nel 2005 e che la calcografia in generale influenzi da sempre il suo lavoro; tanto quello su tela, quanto quello su ardesia incisa.
Alcune immagini più di altre, fissate nella mente e nello sguardo nel corso degli anni, sono state in grado di offrire all’artista peculiari suggestioni di grande impatto. Tra queste, vi sono certamente le fotografie in bianco e nero della Berlino bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale oppure quelle più recenti – e altrettanto raccapriccianti – che hanno documentato la rovinosa guerra in Siria. Se il segno “a bastoncino” costruisce la figurazione, le dolorose scene di guerra – ancora così drammaticamente attuali – la distruggono. Si innesca quindi un conflitto latente tra pars destruens e pars construens, a partire dal quale prende corpo ogni opera. Il segno corre fluido attraverso le macerie; ora si fa più descrittivo, indugiando su elementi architettonici, talvolta rivelando un gusto quasi topografico e squisitamente figurativo; ora più astratto e gestuale, svincolato da qualsiasi appiglio rappresentativo. Guerri, tra un edificio e l’altro o – più propriamente – tra una struttura e l’altra, crea vortici, ampie zone a risparmio, macchie, aloni evanescenti o poderose nubi che percorrono, rapide, tutta la superficie dipinta.

Ogni tela è del tutto autosufficiente poiché delinea un microcosmo a sé. Considerate nel loro complesso invece, esse riportano alla mente quegli antichi atlanti geografici, corredati da un ricco apparato iconografico, stampato e dipinto, in modo da rispondere a esigenze di attendibilità e corrispondenza al vero. Tali stringenti necessità vengono del tutto meno nell’opera di Guerri. Se, come accennato, le suggestioni possono essere molteplici, in nessun caso esse danno luogo a esiti meramente rappresentativi. Le sue sono piuttosto città immaginate; invisibili, così come le intendeva Calvino, perché dipendenti dal nostro sguardo e, di conseguenza, dalla nostra capacità di sognare alternative.
Le città o i paesaggi, visti dall’alto, perdono la loro fisicità; i segni si appiattiscono, implodono gli uni sugli altri, lo spazio si comprime e i volumi collassano. A tale diffuso senso di contrazione corrisponde un cambio di prospettiva, non più focalizzato sul particolare ma sull’insieme. Le relazioni, i conflitti, gli scontri, se considerati da un punto di vista diverso, improvvisamente perdono di forza. Ciò che rimane non è altro che un elegante reticolo geometrico che pare dissolversi sotto lo sguardo dell’osservatore più attento.
Evocativa, delicata come un ricamo, dall’andamento ora sincopato ora flessuoso, la rappresentazione della città di Federico Guerri è un invito all’approfondimento attraverso il distacco; è un monito sulla vulnerabilità del paesaggio, sul suo possibile disfacimento imminente; è un appello al rispetto e alla cura della sua intrinseca fragilità.

Atlanti / Federico Guerri
A cura di Mattia Lapperier
5 settembre – 19 ottobre 2025
Con il patrocinio del Comune di Cesena
Galleria del Ridotto, Cesena
Inaugurazione: venerdì 5 settembre 2025, alle ore 18:00
Fotografie, grafiche e supporto all’allestimento di Luca Piovaccari
Orari: ven: 16:30-19:30 / sab-dom: 10:30-12:30 e 16:30-19:30
Info: Comune di Cesena







