
Orizzonte senza confini
Federico Severino
A cura di M. Lapperier
27 settembre – 31 ottobre 2025
Galleria Quam, Scicli RG

Dipingere la luce
Il paesaggio smaterializzato
Sin dai tempi più antichi, dipingere la luce rappresenta per un artista una sfida di non poco conto. C’è stato chi, nel corso del Rinascimento, utilizzava il bianco di piombo per ottenere effetti luminosi; chi invece ricorreva a gradazioni più chiare di una stessa tinta per determinare le parti illuminate del dipinto; chi, come Caravaggio, enfatizzava i contrasti di luci e ombre per esasperare la drammaticità delle sue opere; chi, come Jan Vermeer, si avvaleva di una primordiale forma di pointillé (una stesura del colore con pennellate molto piccole e ravvicinate, volte a raggiungere un esito quasi trasparente); chi, come Georges Seurat e ogni successivo adepto del Postimpressionismo, portava quest’ultimo procedimento all’esasperazione, anche supportato dalle teorie del colore di Michel-Eugène Chevreul. L’elenco potrebbe essere considerevolmente lungo, anche perché molteplici sono state le ricerche sulla luce condotte dagli artisti nel corso dei secoli. Se William Turner destrutturava il paesaggio attraverso la luce, Claude Monet la variava ossessivamente, al mutare delle condizioni metereologiche e dell’avvicendarsi delle ore diurne, Mark Rothko la assurgeva invece a sostanza prima dell’opera, a discapito di qualsiasi altro elemento.
La rappresentazione della luce come soggetto autonomo è talvolta fondamento di parte della pittura aniconica, dal secondo dopoguerra in poi. Stabilite tali premesse, il fenomeno luminoso è così assunto quale manifestazione metafisica arrecante significato di per sé. La pittura di Federico Severino è intrisa di tale afflato mistico; ogni suo dipinto, che sia acceso da colori caldi, brillanti e avvolgenti o screziato dalle più varie gamme atmosferiche, pare emanare un vibrante sentore di trascendenza. È bene tuttavia sottolineare che non si tratta di una forma d’arte contemplativa fine a se stessa. Ogni suo lavoro – concepito in serie o singolarmente – è piuttosto la consapevole trasposizione pittorica di uno stato emotivo. La luce-colore solidifica un moto interiore legato a un attimo specifico e, così facendo, lo strappa all’oblio, rendendolo eterno. È una luce densa, piena, resa materica dalla peculiare tecnica a tocchi di colore giustapposti su di un fondo preparato a gesso liquido. È una luce che si espande su tutta la superficie disponibile, a perdita d’occhio. È una luce che dilaga negli occhi dell’osservatore, senza permettergli di indugiare su di un singolo particolare, poiché abbagliato dal tutto.

La pittura di Severino è immancabilmente influenzata da una gran mole di suggestioni visive, accumulate nel corso della vita; dai cieli tersi siciliani, talvolta resi vibranti dalle ceneri dell’Etna, presso il quale ha uno spazio in campagna dove è solito dipingere; a quelli grigi berlinesi, al di sotto dei quali ha trascorso un periodo tra il 2013 e il 2014; sino alle atmosfere urbane di Torino, dove tuttora vive e lavora. Fotografie, paesaggi ammirati in prima persona o impressioni fugaci che emergono dalla dimensione del ricordo costituiscono i punti di partenza di una ricerca artistica che, pur radicandosi saldamente all’esperienza figurativa, tende in direzione della più radicale astrazione. Come Severino stesso ammette, i colori della Sicilia, sua terra d’origine, scorrono dentro di lui. Anche quando si trova lontano, questi affiorano in superficie per disporsi spontaneamente sulla tela. Il legame con le sue radici è reso ancora più manifesto dai riferimenti culturali. Considera infatti maestri due artisti appartenenti al Gruppo di Scicli: Piero Zuccaro e Giuseppe Puglisi, a loro volta entrambi allievi di Piero Guccione, fondatore del gruppo, assieme a Franco Sarnari. Tale humus fecondo ha contribuito in modo decisivo ad affinare un’interpretazione del paesaggio in chiave luministico-espressiva, sostenendo così Severino nella creazione dei suoi microcosmi cromatici capaci di evocare specifici luoghi del sentire.

La necessità di preservare determinati scenari dentro di sé – gli stessi che esprime attraverso la pittura – lo ha spinto a collezionare immagini, poi confluite in un archivio digitale in continuo aggiornamento. Già nel 2018, un analogo bisogno di appropriazione del paesaggio lo aveva persuaso a realizzare interventi a pastello su fotografie. Osservando tali brevi e corsivi appunti cromatici, risulta evidente come essi costituissero le premesse per un ulteriore livello di approfondimento nella resa emotiva dell’ambiente naturale.
Come si è detto, pur trattandosi essenzialmente di paesaggi, Severino priva i suoi dipinti di uno dei fondamenti – forse il più emblematico – di tale genere pittorico: la linea dell’orizzonte. Quel tracciato immaginario che abitualmente taglia in due lo spazio di una veduta è del tutto assorbito da una composizione che diviene visione d’insieme, in grado di restituire allo sguardo un’impressione cromatica totalizzante. È una pittura che evoca l’infinitamente grande, come un cielo senza confini o una distesa luminosa priva di centro. Non è un caso che l’artista nella scelta dei titoli faccia spesso riferimento a fenomeni atmosferici o meteorologici: sono infatti assai frequenti parole come “alba”, “crepuscolo”, “atmosfera”, “astro” o “nubi”, spesso accompagnate da puntuali connotazioni cromatiche.
È un frammento, eppure del tutto autosufficiente; un’opera che tende al monocromo, eppure, se osservata attentamente da una distanza ravvicinata, la si scopre arricchita da un gran numero di variazioni tonali, quasi si trattasse di un componimento musicale. Come già accennato, un senso diffuso di immaterialità pare emergere dai dipinti di Federico Severino. Le sue composizioni, eteree e sospese, smaterializzano quello stesso paesaggio che le ha suggestionate. A volte, quali reminiscenze residuali, compaiono vaghi profili o aloni indistinti che resistono alla soverchiante disgregazione. Tuttavia, è sufficiente battere le palpebre perché anch’essi si perdano nel viluppo di una poetica indeterminatezza della visione.

Orizzonte senza confini / Federico Severino
A cura di Mattia Lapperier
Galleria Quam, Scicli RG
27 settembre – 31 ottobre 2025
Inaugurazione: sabato 27 settembre 2025, alle ore 18:00
Orari: mar-sab: 11:00-13:00 / 17:00-20:00
Info: info@quamarte.com / Tel: 0932 931154







